La storia di Arduino ha inizio nel 2001, quando la Olivetti e Telecom Italia creano l’Interaction Design Institute, un istituto in cui si studia l’interazione tra esseri umani e sistemi informatici. Siamo a Ivrea, la città che aveva già conosciuto le creazioni di Olivetti ma di cui ormai non rimangono che le ceneri.
Non fu semplice creare una scheda potente, economica e che si interfacciasse con Mac e computer, però grazie all’aiuto di David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino, Massimo Banzi e David Mellis fu possibile e nel 2005 venne rilasciata la prima versione di questa:
In pratica si tratta di una scheda molto economica (a partire da 30 euro), che sta nel palmo di una mano e consente di applicare sensori, attuatori e altre componenti elettroniche per poi programmarle con semplicità.
Il nome viene dal bar dove faceva l’aperitivo, che prendeva a sua volta il nome di Arduino di Dadone, meglio conosciuto come Arduino d'Ivrea, marchese di Ivrea e Re d'Italia nel 1002)
Arduino irrompe nel mondo dell’informatica come un fulmine: la scheda ha aperto una nuova tendenza dimostrando che anche cose, oggetti, circuiti possano essere in open-source.
A ottobre 2008 sono già stati venduti più di 50mila esemplari in tutto il mondo e il successo va di pari passo con la crescita del movimento dei makers, sostenitori del "Se non puoi aprirlo non è davvero tuo";
In conclusione è davvero essenziale dire che, nonostante gli Americani abbiano il possesso del nome "Arduino" e nel resto del mondo si è costretti a chiamarlo "Genuino",
ARDUINO È UN BAR DI IVREA.
Si ringrazia il sito Linkiesta.
Un progetto dell'Istituto Sacro Cuore di Napoli, realizzato dal professor Mario Urciuoli, l'ingegnere Domenico Caggiano e gli alunni Alessia Schiano di Zenise, Mario Serrao, Evghenij Iula, Lorenzo Picardi, Riccardo Landi.
A cura di Alex Schiano di Zenise.