Si dice spesso che le ricorrenze, con l’andar del tempo, perdono in parte il loro significato e soprattutto tendono a smorzare l’impatto emotivo sulle persone, nel senso proprio di una collettività che invece dovrebbe essere sempre estremamente recettiva al significato del ricordo e della memoria storica.

E’ proprio per questo che, ogni anno, è assolutamente necessario riproporre con grande determinazione la Giornata della Memoria, perché se è vero che l’impegno per estirpare ogni forma di razzismo deve essere quotidiano, è fondamentale che esista anche una Giornata specifica per richiamare con la necessaria enfasi l’attenzione di tutti, in quella data particolare, alla commemorazione di un evento storico così devastante.

Bisogna riconoscere che, non di rado, purtroppo è così, ma nel caso della Giornata della Memoria il vero problema è un altro, perché più che di una attenuazione dei suoi effetti sull’opinione pubblica, si tratta invece del persistere di un sentimento razzista che continua ad esprimersi in tanti modi: da un’indifferenza spesso strumentale a vere e proprie forme di revisionismo e negazionismo, fino ai molti rigurgiti delle aberrazioni naziste… che forse rivelano che l’antisemitismo non è tanto un’ideologia, quanto una inconcepibile mostruosità dell’animo umano.

In quel giorno, anche chi non vuole, deve essere ‘costretto’ a pensare, magari solo per pochi minuti, a quel che è stata la Shoah, perché la memoria storica di un avvenimento reale è essenziale anche per comprendere la realtà del presente. Tutti devono ricordare e sapere che le idee antisemite, razziste e xenofobe - e l’intolleranza in senso generale - seminano solo odio e violenza, e rischiano di condurre solo ad esiti disumani e sanguinari. Ognuno deve sentirsi responsabilizzato in tal senso, ognuno nel proprio ambito, ognuno con le proprie capacità.

«Unnötig», per una precisa scelta stilistica, non mette in scena un copione scritto, non ha né un testo né parole dette; è una drammatica scansione di episodi dove emergono, in tutta la loro potenza espressiva, i corpi in movimento dei protagonisti, che dalla libertà della loro condizione iniziale si vedono buttati in un abisso di feroce coercizione.

CREATO DA
Danio Belloni