San Rocco, il pellegrino di Montpellier, è uno dei santi più popolari della storia della cristianità. Il suo culto è diffuso in tutto il mondo, e sono innumerevoli le tradizioni, le feste e le attività legate a vario titolo al suo nome, non solo in senso strettamente devozionale, ma anche dal punto di vista culturale, sociale, assistenziale. La ragione di tanta popolarità sta nel fatto che, dal Medioevo in poi, egli è stato considerato il protettore e il guaritore dei malati di peste, e successivamente, per estensione, di ogni genere di epidemia infettiva. Oggi la figura di san Rocco mantiene il suo grande fascino soprattutto per le caratteristiche più profonde ed esemplari della sua vita: solidarietà, altruismo, volontariato.

La lettura e l’approfondimento di questa straordinaria vicenda hanno indotto l’autore a realizzare una sorta di adattamento teatrale, elaborato a partire dalle suggestioni di una storia intessuta di eventi di quotidiana bontà, priva di clamori, priva di mondanità, ma ricca di valori veramente e profondamente umani. Non si tratta, sia ben chiaro, di una trasposizione biografica della vita del Santo, ma di una libera interpretazione dell’impatto emozionale, etico ed umano che, al giorno d’oggi, emerge ancora dal confronto con un uomo vissuto quasi sette secoli fa… eppure profondamente moderno per le motivazioni di fondo delle sue scelte.

Il protagonista del dramma, infatti, è un uomo d’oggi, benestante, senza grandi problemi, che all’improvviso si trova di fronte ad una svolta decisiva della sua vita. Colpito nel profondo, inizia un percorso interiore alla ricerca di sé stesso, che in modo casuale gli fa incontrare la figura di san Rocco, i suoi valori, il suo esempio… a partire da un sogno misterioso che lo accompagna, giorno dopo giorno, alla scoperta di una dimensione di vita inaspettata e differente.

“Il sogno di san Rocco” è un testo anomalo, perché viene presentato in due versioni. Il copione originario prevede un fitto e incalzante dialogo fra i due protagonisti, ed è stato concepito in una modalità di rappresentazione più ‘attoriale’, in certi punti anche più brillante, pur entro la cornice di tematiche di fondo molto intense e drammatiche. La nuova versione è stata invece costruita su presupposti molto diversi; i due protagonisti non interagiscono, si muovono in contesti ‘separati’, raccontano con parole e azioni una propria storia, seppur connesse una all’altra. Il testo è rimasto in buona parte quello originario, ma è stato sintetizzato, assemblato e rielaborato in modo da trasformare i dialoghi fra i due personaggi in monologhi a sé stanti, innervandoli su un registro di maggiore intensità emotiva. L’autore non ha voluto scegliere tra una o l’altra versione: una pigrizia di cui chiede venia, lasciando ovviamente ogni giudizio al lettore.