MONUMENTI POETICI Muse e miti in età augustea,

QUINTO ORAZIO FLACCO

Figlio di un liberto, Orazio nesce a Venosa nel 65 a. C.

Nonostante le modeste condizioni della famiglia, fu prima istruito dal grammatico Orbilio (soprannominato dal poeta plagosus) e successivamente si perfezionò ad Atene.

Sodale di Bruto e Cassio riuscì a ritornare a Roma dopo la battaglia di Filippi grazie ad un'amnistia generale concessa da Ottaviano. Grazie all'intervento di Virgilio venne ammesso nel circolo di Mecenate presumibilmente intorno al 38 a. C.

EPODI

La prima raccolta organica di Orazio è chiaramente ispirata a modelli greci, in particolare al poeta Archiloco.

Il canone greco viene tuttavia rielaborato sia dal punto di vista formale che contenutistico.

Dal punto di vista metrico, nonostante la prevalenza del giambo, gli epodi oraziani si caratterizzano per una grande varietas metrica che poi verrà riutilizzata anche nelle Odi.

Per quanto riguarda i contenuti, a differenza della vis polemica del modello greco e dei chiari riferimenti alla politica contemporanea, i personaggi del poeta di Venosa appaiono stereotipati e generici.

Questo mutamento è attribuibile al particolare periodo storico in cui visse Orazio e alla sua vicenda personale: benchè animato da una rabbiosa frustrazione, a seguito del fallimento della fazione repubblicana, il poeta non avrebbe di certo potuto esporsi attaccando con violenza i nuovi Triumviri o personaggi di spicco vicini ad essi.

Oltre all'attualità, in nome della varietas callimachea, Orazio realizzerà anche componimenti di carattere erotico (con una temperie tipicamente elegiaca) e altri di chiara ispirazione bucolica (topos della beata rusticitas).

Dal punto di vista linguistico gli Epodi alternano registri crudi e violenti con altri decisamente più pacati che caratterizzeranno la produzione successiva.

SATIRE

Genere esclusivamente latino (Quintiliano), la Satyra si presta ad una grande varietà metrica e tematica. I primi esponenti di questo genere Ennio e Lucilio la avevavno utilizzata proprio in virtù di questa sua grande versatilità e ne avevano fatto un uso prevalentemente polemico.

Orazio normalizza il linguaggio di Lucilio epurandolo dagli eccessi, mantiene l'uso dell'esametro e ne stempera la vis polemica dal punto di vista politico. Di Lucilio invece mantiene l'autobiografismo e la critica sociale, spesso molto tagliente.

A differenza di Lucilio, inoltre, Orazio non si erge mai a giudice o moralizzatore ma si limita ad osservare e criticare comportamenti ricorrenti di personaggi stereotipati alla luce sia di un disincanto filosofico (epicureismo), sia di una morale orientata al pragmatismo e al buon senso quotidiano.

Le Satire di Orazio modificano l'invettiva in una ricerca morale dominata dai principi cardine dell'Epicureismo:

  • Autossuficienza
  • Moderazione

Si delinea così quell'aurea mediocritas, quel gioire e godere dei piccoli piaceri del quotidiano che saranno alla base della produzione oraziana stabilendone la peculiarità ideologica.

EST MODUS IN REBUS

Coerentemente con la sua filosofia, Orazio oppone alla voluptas la philìa, al piacere sfrenato il buon senso, anche in consonanza con la politica augustea di restaurazione del mos maiorum. Sempre in linea con la moderazione epicurea, l'autore rifugge sempre da giudizi troppo severi mantenendo un atteggiamento ironico e distaccato e declinando i suoi discorsi anche in un andamento dialogico con ambientazioni e situazioni tratte dalla vita quotidiana.

Nel II libro la componente dialettica prende il sopravvento fino a ribaltare il ruolo della guida morale attraverso una pungente autoironia (Satira di Davo II, 7). La voce del poeta è messa sullo stesso piano dei suoi interlocutori, affermazioni e confutazioni si equivalgono testimoniando una certa perdita di fiducia del poeta nei confronti dei princìpi augustei e del mondo contemporaneo in generale: l'autàrkeia si trasforma così in una sorta di Utopia, di mondo ideale in cui rifugiarsi.

ODI

Opera divisa in quattro libri, rappresenta il punto più alto della poetica oraziana e di certo il massimo esempio di poesia lirica latina. Il poeta si mette a nudo in tutta la sua complessa pesonalità, fornendo dunque un exemplum nel senso umanistico del termine. Dal punto di vista formale le Odi sono la compiuta realizzazione delle riflessioni contenute nell'Ars Poetica caratterizzandosi per un sapiente gioco di parallelismi interni, sperimentalismo metrico e perfezione linguistica.

Nonostante la prevalenza di una dimensione intima non mancano componimenti di carattere storico-politico a cui bisogna aggiungere il Carmen Saeculare commissionato al poeta direttamente da Augusto come apologia del suo principato.

Il modello a cui Orazio fa riferimento e con cui si confronta è indubbiamente il poeta greco Alceo.

Se evidente e rivendicato è il debito poetico con il precedente ellenico, Orazio non si limita ad imitare l'illustre predecessore ma ad emularlo, ingaggiando con lo stesso una sorta di certamen poetico: spesso le Odi partono da un motto che rimanda chiaramente a un componimento di Alceo per poi distaccarsene con riflessioni e situazioni del tutto differenti. Consapevole delle differenze storiche e politiche che lo separano dal modello, Orazio romanizza ed attualizza la poetica di Alceo conferendole per primo (primus ego) un'originalità latina.

Inevitabili sono anche riferimenti al corrispettivo femminile incarnato nella poetessa Saffo.

Anche in questo caso si assiste ad una rilettura in chiave epicurea degli eccessi patetici dell'autirce di Lesbo:

allo struggimento d'amore, Orazio contrappone (come già nelle Satire) una visione disincantata e moderata dei rapporti e delle passioni, accettando tradimenti e abbandoni e rinunciando al momento opportuno a quelle passioni adatte e giustificabili solo alla giovinezza.

Non meno evidenti sono i riferimenti a Pindaro - poeta particolarmente gradito ad Augusto per la magniloquenza che avrebbe conferito alla sua propaganda - soprattutto per ciò che riguarda la funzione eternatrice della poesia.

A differenza dei neòteroi, cui certamente il poeta guardava come modello, il labor limae, la perfezione formale non rinuncia a contenuti di grande spessore esistenziale.

Un monumento più duraturo del bronzo

Abbandonati i toni moraleggianti delle Satire, il poeta si abbandona ad una riflessione più intima del suo essere umano. Di fronte alla caducità delle cose terrene, compresi i piccoli piaceri quotidiani, Orazio trova consolazione nell'insegnamento di Epicuro e nella vocazione poetica.

Se la vita umana è un dono destinato a non ripetersi e se tutto ciò che ci riguarda è destinato a estinguersi con noi, il saggio non può che accontentarsi di godere di ciò che la vita quotidianamente gli offre facendo tesoro dei piaceri già vissuti. La precarietà della vita trova, inoltre, una sua rassegnata accettazione nella poesia, unico modo per sfuggire all'oblio della morte consegnandosi all'eternità.

Consapevole che l'aurea mediocritas di cui si fa portavoce è sempre insidiata da sentimenti umani contrastanti (avaritia e ambitio), il poeta cerca rifugio in una dimensione intima, lontana dalla vita cittadina, in compagnia di amici sinceri, osservando ciò che lo circonda con disincanto.

Sebbene affascinato dai paesaggi selvaggi e inabitati che rimandano ad un clima dionisiaco, topos ricorrente nella poesia oraziana è quella dell'angulus, dell' hortus conclusus che simboleggia l'esclusività delle sue amicizie, la sicurezza del suo podere e la protezione dal mondo esterno.

Il ricercato e raggiunto dominio delle passioni conduce il poeta ad un'analisi disincatata del rapporto erotico, riducendolo ad un rituale prevedibile fatto di pose studiate e artefatte, di promesse d'eternità tradite e di spergiuri.

Poesia civile ed inni

Come già detto, non mancano nella produzione oraziana componimenti a sostegno della politica del principato e della romanità di cui esso si faceva sostenitore. Quella di Orazio non è tuttavia una propaganda cieca di Augusto e il poeta è pronto a tributare il giusto riconoscimento ai nemici sconfitti dal princeps esaltandone la virtus.

Intimamente convinto della necessità di restaurare il mos maiorum all'insegna dell'equilibrio e del buon senso, Orazio condivide spontaneamente alcuni valori augustei decidendo di diventarne il vate, guida morale della nazione, conferendo al proprio dettato poetico un preciso intento civile.

Epistole

L'opera raccoglie componimenti di argomento diverso articolati in due libri. Elemeno unificante è l'uso dell'esametro che consente un andamento narrativo e al contempo letterario dei testi. Sebbene tutte le Epistulae siano indirizzate ad un preciso destinatario non è certo che esse siano state inizialmente composte per fini privati, data anche l'universalità di alcune tematiche.

Sebbene accomunate alle Satyrae dalla struttura metrica, le Epistulae mostrano un andamento più colloquiale e meno moraleggiante proprio grazie alla diegesi che mima un reale epistolario privato.

I Libro
  • Venti componimenti
  • Tematiche private
  • Dissertazioni filosofiche
  • Riflessioni metaletterarie

La tematica della fugacità del tempo e il terrore per la vecchiaia incombente non trovano più un'adeguata consolazione nella filosofia. Il ragionamento, slegato da una dottrina specifica, si complica dialetticamente senza arrivare ad una soluzione e trasformandosi in unsenso di impotenza e immobilità che l'autore chiama strenua inertia.

Nonostante la sfiducia nella possibilità di arrivare ad una risposta o a un equilibrio non impedisce allo scrittore ormai maturo di rivolgersi a giovani amici consigliando sulla base della sua esperienza di vita.

II Libro
  • Due componimenti
  • Aggiunta spuria dell'Epistola ai Pisoni
  • Riflessioni filosofiche e congedo dalla poesia
  • Discussione sui generi
  • Teatro e poesia
  • Letteratura e propaganda

PUBLIO OVIDIO NASONE

Appartenete al circolo di Messalla Corvino, Ovidio è senza dubbio la più alta e complessa espressione della poesia di età augustea. Capace di catalizzare le più diverse tendenze letterarie del suo tempo, il poeta di Sulmona sperimenterà diverse soluzioni metriche e diversi generi creando delle commistioni armoniose e originali.

Sebbene condivida e celebri i valori e l'armonia crati dal principato, avvantaggiandosi nella sua produzione del clima di pace instaurato da Augusto, il suo carattere imprevedibile e incontrollabile lo porterà a entrare in conflitto con Ottaviano stesso che lo condannerà alla relegatio sul Mar Nero.

Vicino, soprattutto all'inizio della sua produzione alla temperie elegiaca, Ovidio non si allineerà mai ad un genere preciso rifiutando ogni costrizione stilistica e violando ogni norma compositiva, piegando metri e stilemi alle sue esigenze compositive.

Pur spaziando nei diversi generi e mutando continuamente contenuti, l'opera di Ovidio si caratterizza per una meticolosa cura formale e per il gusto alessandrino del sapere didascalico e delle digressioni colte e raffinate

Un'encilopedia dell'amore

L'eros, nelle sue diverse declinazioni, rappresenta uno dei fulcri principali della produzione ovidiana. Lontano dall'abnegazione manichea dei poeti propriamente legiaci, il poeta trasforma la militia amoris in un gioco colto e divertito, illustrando tecniche di seduzione e rimedi per i vulnera amoris, legando all'esperienza quotidiana esempi tratti dal mito.

Amores

Il primo approccio alla poesia erotica avviene quando Ovidio è appena ventenne. Per quanto il modello di partenza sia riconducibile tanto a Tibullo e Properzio quanto a Catullo, l'opera si connota come un esperimento metapoetico stravolgendo alcuni canoni della poesia elegiaca:

  • Violazione della fides
  • Assenza del servitium amoris
  • Donna come flatus vocis (Corinna)
  • Amore per l'amore
  • Lusus

La metanarrazione d'amore nelle canzoni d'autore

Non mancano nemmeno riferimenti alla capacità eternitatrice della poesia: l'esperienza erotica assume dunque il ruolo di pretesto per creare una grande opera letteraria, svincolandosi da quel modello totalizzante presente nei modelli.

La letteratura erotica di Ovidio assume fin dall'inizio toni realistici e dissacranti: esemplari in tal senso sono anche i continui inviti a Corinna a non sottrarsi alle lusinghe degli amanti e di concedersi finchè la giovinezza e la bellezza la matengono seducente.

Ars amatoria

Se nell'opera precedente Ovidio si sdoppia in protagonista e voce narrante, qui il poeta si arroga il ruolo di regista e consigliere riabilitando il ruolo della lena, della ruffiana che procurava alla sua padrona avventure galanti.

Il poeta però non limita il suo ruolo a quello di paraninfo ma di esperto dell'arte del corteggiamento mirando a redigere un vero e proprio manuale di seduzione. Ne scaturisce un ribaltamento ludico della tradizione elegiaca in cui l'amore è una sorta di gioco fra cacciatori e prede consenzienti.

L'opera, scritta in distici elegiaci, si compone di tre libri:

  • Liber I: come conquistare le donne
  • Liber II: come mantenere vivo l'amore
  • Liber III: come conquistare gli uomini

L'ambientazione di queste rafinate schermaglie è quello cittadino con i suoi banchetti, i suoi ludi, vie e piazze.

Al realismo delle descrizioni si alternano, come nella migliore tradizione didascalica, digressioni di natura mitologica in qualità di exempla.

Nonostante la sua portata rivoluzionaria e nonostante abbia nel corso del tempo fornito spunto ai suoi detrattori (l'opera fu probabilmente impugnata come pretesto per l'esilio del poeta), l'Ars Amatoria non ha una portata eversiva o critica nei confronti della politica di restaurazione del mos maiorum di Augusto: oltra a connotarsi come un semplice gioco letterario, essa si rivolge (come sostiene Ovidio nella sua autodifesa) non alle matrone ma alle liberte e alle plebee.

Paradossalmente, inoltre, l'opera celebra la bellezza e la mondanità dell'Urbs durante il principato di Ottaviano restituendoci un clima sociale da età dell'oro, fatto di lusso, divertimento e serenità, di cui il lusus erotico diventa la massima rappresentazione.

medicamina faciei

Ideale prosecuzione del III libro dell'Ars amatoria, il testo, scritto in distici elegiaci, si pone come prontuario per la cura della bellezza femminile, rientrando così a pieno titolo nel genere didascalico.

Il culto del corpo e della bellezza, in netta contrapposizione con il mos maiorum, sebbene considerato segno della decadenza dei costumi, viene trattato da Ovidio con perizia scientifica, tanto da adottare spesso un linguaggio tipicamente medico. Per quanto il trucco possa rimandare ad una mistificazione della realtà, il testo è coerente con il progetto generale in tre opere di creare una vera e propria enciclopedia dell'amore.

remedia amoris

Influenzata dalla visione disincantata di stampo epicureista dell'amore, l'opera, composta sempre in distici elegiaci, completa il progetto didascalico sull'amore, portando anche a termine il ribaltamento anti-canonico delle costanti elegiache.

Se, infatti, dai neoteroi fino alla generazione di Tibullo e Properzio le pene d'amore diventavano a volte paradossalmente un vanto per il poeta amante, di cui nutrirsi per continuare a poetare, Ovidio vuole invece dimostrare come dalle sofferenze sentimentali si possa e si debba uscire attraverso altre distrazioni o al sostegno della filosofia. Si conclude così l'analisi metapoetica di Ovidio intorno alla poesia erotica aprendo al poeta di Sulmona nuovi territori di indagine.

heroides

Punto di congiunzione tra la poesia erotica e il futuro progetto mitologico, il testo si compone di 21 lettere in versi (distici elegiaci) le cui prime quindici indirizzate da altrettante donne innamorate ai loro amanti o mariti lontani.

Sebbene la struttura monologica (le lettere appaiono come orazione suasorie per invocare il ritorno dell'uomo) renda spesso monotona la diegesi, nonostante il lamento d'amore sembri riavvicinare Ovidio a quella temperie elegiaca da cui aveva già preso le distanze, le Heroides vantano un innegabile merito e un'assoluta novità:

l'amore è per la prima volta rappresentato attraverso il punto di vista di una donna e rievoca episodi mitologici ben noti al pubblico romano

Pur rifacendosi ai modelli codificati dell'epica e dell'epillio, Ovidio rielabora in maniera originale i contenuti e le vicende conferendo ai protagonisti una psicologia più complessa ed una sensibilità assente nelle fonti.

La statura tragica o eroica degli amanti in oggetto viene completamente rielaborata in un'ottica elegiaca presentando vicende note da un punto di vista soggettivo, ironico e straniante.

La vena dissacrante dell'Ars amatoria e dei Remedia amoris lascia spazio a intonazioni tragiche degne di Euripide dando voce alle ingiustizie cui le donne sono da sempre sottoposte: costoro soffrono non solo per una situazione contingente ma prorpio per il loro essere donne che si trovano, rispetto all'amato, in una situazione di subalternità.

Metamorfosi

Opera esametrica in 15 libri, si pone l'obiettivo, parallelamente all'epos nazionale dell'Iliade, di consegnare al suo pubblico una vasta opera sull'ethos, sui valori tradizionali e sull'origine dei miti greco-romani.

Rifacendosi all'opera teogonica di Esiodo e a quelle eziologiche di Callimaco, Ovidio realizza un'opera originale che, pur attingendo chiaramente alle fonti, stabilisce delle evidenti novità rispetto al modello: nell'epillio, ad esempio, la brevitas risultava un principio irrinunciabile per ottenere la perfezione formale. Ovidio, invece, compone un carmen perpetuum di vaste proporzioni intrecciando costantemente le vicende mitologiche narrate fino ad arrivare alla Roma monarchica e a Giulio Cesare.

L'intento ultimo dell'autore è quello di creare un'opera universale che celebri l'intera vicenda umana nell'ottica di un inevitabile primato romano sul mondo.

LO STILE

Dal punto di vista strutturale si parla di una narrazione caleidoscopica che rende impossibile una sintesi esaustiva del testo: le varie storie si intersecano di continuo violando spesso l'ordine cronologico degli eventi diramandosi da un altro racconto in funzione di cornice.

Nel testo, inoltre, vengono sovrapposti i topoi della letteratura epica a quelli elegiaci, toni drammatici e bucolici.

Ne deriva una narrazione che pur nella varietas tematica mantiene un'impeccabile omogenità formale facendo largo uso della suspense che tiene alta la tensione narrativa.

I TEMI

Elemento unificante dell'opera è la trasformazione che riflette l'influenza pitagorica nella rappresentazione del funzionamento universale. Altrettanto centrale è il tema dell'eros che, come nelle Heroides, ha un'ambientazione mitologica e non cittadina, sebbene gli stessi dei vengano profondamente umanizzati all'interno dell'opera.

L'opera assume un carattere enciclopedico, riunendo in sè non solo i miti del Pantheon ma i diversi modelli letterari cui Ovidio attinge. Essa non ha alcuna pretesa didattica ma si limita ad intrattenere e stupire il lettore grazie al virtuosismo narrativo e linguistico del poeta.

Le metamorfosi che mutano uomini e donne in piante e fiumi impongono una riflessione sul rapporto di realtà e apparenza, trasformando l'intero universo in un'illusione, ambiguità che trova la sua rappresentazione evidente anche nelle scelte linguistiche del poeta.

L'autore, che spesso interviene a commentare gli eventi, gioca soprattutto sugli effetti visivi che rendono spettacolare la narrazione e si riserva il diritto di modificare o reinterpretare vicende ben note al pubblico romano.

La doppia versione di Orfeo e Euridice

La morte di Ulisse

i fasti

L'opera si pone come un'apologia indiretta del sistema augusteo. Sul modello di Properzio, Ovidio realizza un testo in distici elegiaci che doveva celebrare le principali festività religiose e tradizionali del calendario romano.

Altro modello cui chiaramente si ispira Ovidio è Callimaco e i suoi Àitia: in comune le due opere hanno il fine eziologico che permette di indagare le origini del mito. Con quest'opera (rimasta incompiuta a causa delle vicissitudini dell'autore) Ovidio intende creare un genere del tutto assente nella tradizione latina.

Rifacendosi anche alle fonti antiquarie di Varrone e Flacco, I Fasti rientrano pienamente nel progetto di restaurazione del mos maiorum di Ottaviano Augusto e di celebrazione delle gloriose origini di Roma.

Ma dietro l'apparente allineamento all'ideologia dominante, Ovidio conserva la sua libertà espressiva giocando con i modelli e arricchendoli di elementi idilliaci ed erotici.

L'autore guarda infatti con scetticismo e ironia al mito, soprattutto a quello di matrice italica ritenuto fin troppo rozzo e primitivo.

tristia ed Epistulae ex Ponto

Nel primo testo, composto nel disperato tentativo di rimediare al suo tragico destino, Ovidio alterna al motivo elegiaco del lamento e dell'esasperazione dei toni patetici e drammatici quello dell'autodifesa, facendo appello ad un vasto repertorio letterario che gli consente di scagionarsi dall'accusa di eccessiva licenziosità.

Tra lamento e autodifesa si pongono anche le Epistulae e l'Ibis. Abbandonata la prudenza dei Tristia Ovidio non esita ad attaccare anche violentemente i suoi accusatori e far sfoggio della sua superiorità culturale con criptiche citazioni che rimandano ancora una volta al mito greco e a Callimaco. Naufragata ogni speranza di potersi riappropriare della sua vita precedente, il poeta trova nella letteratura la sua unica ragione di vita.

GLI ELEGIACI

  • Servitium amoris
  • Amore per le cortigiane
  • Militia amoris vs eroismo
  • Autarkeia vs gloria
  • Foedus vs matrimonio
  • Discidium
  • Autobiografia e topoi
  • Sublimazione e mito
  • Aurea paupertas
  • Rusticitas
  • Fides e pudicitia
  • Paraklausìthiron
  • Distico elegiaco
  • Modello catulliano
TIBULLO

Appartenente alla cerchia di Messalla Corvino abbiamo poche notizie di natura biografica prima del suo legame al patronus. Anche la sua produzione artistica è "viziata" da componimenti apocrifi o di incerta attribuzione.

Le sue poesie sono raccolte nel cosiddetto Corpus Tibullianum, i cui primi due libri sono di certa attribuzione, gli altri mettono insieme opere di dubbia appartenenza e altre chiaramente non di Tibullo.

Le poesie di Tibullo, tutte in distici elegiaci, si articolano attorno alla presenza di due figure femminili, i cui nomi sono chiaramente degli pseudonimi letterari e la cui identità storica è piuttosto dubbia:

  • Delia: chiara, luminosa. Il nome inoltre rimanda per metonimia ad Apollo;
  • Nèmesi: vendetta (donna crudele e fatale)

Non mancano, tuttavia, anche riferimenti ad amori omoerotici (Màrato), che chiaramente non rispettano i dettami augustei, e poesie di occasione.

Al mito come rifugio ideale Tibullo contrappone la campagna, rielaborata dal poeta sia in chiave idilliaca e stilizzata sia autobiografica e italica.

La rusticitas è intesa dal poeta come un luogo ideale per sfuggire all'orrore della guerra e recuperare la felicità dell'uomo allo stato di natura (Età dell'oro). Fuori da ogni convenzione sociale, inoltre, la campagna è l'unico luogo dove i suoi amori non convenzionali possono trovare il giusto habitat.

L'opera di Tibullo si contraddistingue, oltre che per l'eleganza formale e la complessa semplicità del dettato poetico, anche per questo paradosso: il poeta che aveva rinunciato ad ogni principio augusteo in nome dell'amore ha come punto di approdo un'utopia caratterizzata dall'esaltazione dei valori tradizionali romani.

Properzio

Facente parte, a un certo punto della sua vita, del Circolo di Mecenate, Properzio alternò alla sua produzione elegiaca, mai del tutto veramente abbandonata, componimenti di natura mitologica e tradizionale, in osservanza e ossequio delle direttive augustee.

I suoi componimenti, raccolti nel Monobiblos, hanno un'unica protagonista, Cinzia, il cui senhal rimanda nuovamente ad Apollo.

L'amore per questa cortigiana, il cui servitium costerà consapevolmente al poeta la rinuncia al suo status originario, si configura come un preciso rifiuto del mos maiorum.

L'amore, nelle poesie di Properzio, è un'esperienza dolorosa e chimerica, da cui sfuggire solo attraverso il vagheggiamento mitico: esclusa ogni possibilità di normalizzare il rapporto, al poeta non resta che augurarsi una storia d'amore che trovi la sua rappresentazione e istituzionalizzazione in vicende note, spesso intrecciate alle vicende autobiografiche attraverso il procedimento alessandrino.

Spinto sia dalla maturità che dalle pressioni di Mecenate ed Augusto, dal III libro in poi Properzio si dedica ad una poesia eziologica, facendosi cantore tanto della tradizione latina, quanto dei valori augustei (amore coniugale, continenza, famiglia...) pur attraverso il filtro letterario del mito.