«Odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.»
L’indifferenza non è solo mancanza di azione, ma può essere anche una forma di complicità passiva. Quando si assiste a un’ingiustizia e si sceglie di non intervenire, si contribuisce — anche senza volerlo — a mantenerla.
Il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione non assegna un compito solo allo Stato, ma interpella anche la coscienza civile di ogni cittadino. La Repubblica è chiamata a rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena uguaglianza e il pieno sviluppo della persona, ma questa missione può essere ostacolata proprio dall’indifferenza. Come ricordava Antonio Gramsci, «l’indifferenza è il peso morto della storia», perché permette che le ingiustizie si ripetano senza opposizione. Se i cittadini restano passivi di fronte alla povertà, alla discriminazione o alla disuguaglianza, essi tradiscono lo spirito della Costituzione e rendono vuota la promessa di una società più giusta. Al contrario, solo un impegno collettivo, attivo e solidale può dare senso concreto all’articolo 3, trasformando l’uguaglianza da principio astratto in realtà quotidiana. In molte città italiane, ci sono bambini che non hanno accesso a una connessione internet stabile o a un computer per seguire le lezioni online. Durante la pandemia di COVID-19, la didattica a distanza ha escluso migliaia di studenti per motivi economici. La Repubblica ha il dovere di garantire il diritto allo studio per tutti, ma questo non è possibile se non si rimuovono gli ostacoli economici. Se la società resta indifferente al fatto che un bambino su tre rischia l’abbandono scolastico per motivi economici, allora non si realizza l’uguaglianza sostanziale, e si accetta che la povertà diventi destino. Una persona nata in Italia da genitori stranieri, che ha studiato nelle scuole italiane e parla solo italiano, può non ottenere la cittadinanza fino ai 18 anni o più. Questo crea barriere all’inclusione e alla partecipazione civile. La Costituzione vieta discriminazioni e impone di rimuovere gli ostacoli che impediscono la partecipazione politica e sociale. Quando la società accetta silenziosamente che ci siano "cittadini di serie B", sta permettendo che le disuguaglianze si radichino, tradendo il principio costituzionale. In molte scuole e uffici pubblici mancano ascensori, scivoli o servizi igienici accessibili per persone con disabilità. Questo limita la loro libertà di movimento e partecipazione alla vita sociale. Le barriere architettoniche sono ostacoli concreti da rimuovere per garantire la parità dei diritti. Se le persone non si indignano quando un alunno non può entrare a scuola come gli altri, o se l’amministrazione non interviene, allora l’indifferenza diventa complicità nell’esclusione. Ancora oggi, molte donne sono vittime di violenza domestica e spesso, per motivi economici o culturali, non riescono a uscire da queste situazioni, perché mancano centri antiviolenza o forme di supporto economico. Le disuguaglianze di genere sono ostacoli sociali e culturali che impediscono il pieno sviluppo della persona. Ignorare questi problemi, o considerarli solo “casi isolati”, significa accettare uno squilibrio di potere e negare l’uguaglianza reale tra uomini e donne.
La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, rappresenta il fondamento giuridico, politico e morale della Repubblica Italiana. Essa è il risultato del lungo e doloroso processo che ha condotto il Paese fuori dalla dittatura fascista e dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Nata anche come risposta alle ingiustizie del passato, la Costituzione è frutto del consenso tra culture diverse (cattolica, liberale, socialista, comunista) e intende garantire diritti, libertà e dignità a tutti i cittadini. Tra i suoi articoli più significativi, l’articolo 3 sancisce il principio di uguaglianza, non solo formale ma anche sostanziale. Il secondo comma dell’articolo 3 recita:
«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…».
Questa affermazione va ben oltre una semplice enunciazione di principio: è un vero e proprio impegno politico e morale. La Repubblica non deve solo garantire che tutti siano eguali davanti alla legge, ma deve anche intervenire attivamente per rimuovere le disuguaglianze reali, quelle che, nella vita quotidiana, impediscono a molti di partecipare in modo pieno alla società. È qui che emerge la differenza tra uguaglianza formale (essere eguali per la legge) e uguaglianza sostanziale (essere messi nelle condizioni reali di esercitare i propri diritti).
GLI OSTACOLI DA ABBATTERE: ECONOMICI, SOCIALI, CULTURALI
La società italiana, come molte altre, è attraversata da numerosi ostacoli che impediscono a molti cittadini di vivere una vita pienamente libera e dignitosa.
Ostacoli economici, come la povertà, la disoccupazione o il precariato, colpiscono milioni di persone, rendendo difficile l’accesso ai servizi essenziali, come la casa, la salute e l’istruzione.Ostacoli sociali, come il razzismo, il sessismo, l’omofobia o la discriminazione verso le persone con disabilità, escludono alcune categorie dalla piena partecipazione alla vita pubblica.
Ostacoli culturali ed educativi, come l’analfabetismo funzionale o la dispersione scolastica, limitano le opportunità individuali e alimentano un ciclo di emarginazione e disuguaglianza.
La Repubblica è chiamata, quindi, a elaborare politiche attive per l’inclusione: istruzione gratuita e di qualità, sanità pubblica accessibile, sostegni economici per le fasce deboli, leggi contro ogni forma di discriminazione.
OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO:
Esempi: povertà, disoccupazione, accesso diseguale a servizi essenziali (come sanità o trasporti). Soluzioni possibili: politiche di welfare (reddito minimo, sussidi, pensioni sociali), accesso gratuito o calmierato all'istruzione e alla sanità, politiche per l'occupazione e il sostegno alle imprese in difficoltà
OSTACOLI DI ORDINE SOCIALE:
Esempi: discriminazioni di genere, razza, religione, disabilità, orientamento sessuale; esclusione sociale. Soluzioni possibili: leggi antidiscriminatorie( es. contro il razzismo o il sessismo), politiche di integrazione e inclusione (educazione, lavoro, accesso alla casa), promozione della parità di genere e dei diritti civili.
OSTACOLI CULTURALI ED EDUCATIVI
Esempi: analfabetismo, disinformazione, diseguaglianze educative territoriali. Soluzioni possibili: investimenti nella scuola pubblica e nella formazione continua, programmi per il contrasto alla dispersione scolastica, diffusione della cultura civica e dei diritti.
OSTACOLI LEGATI ALLA DISABILITA'
Esempi: barriere architettoniche, esclusione dal mondo del lavoro o dall’istruzione. Soluzioni possibili: leggi sull'accessibilità (Legge 104/1992), iniziative di inclusione lavorativa e scolastica, tecnologie assistive e supporti personalizzati.
Il legame con la Resistenza: dalle barricate alla Costituzione
Il valore del secondo comma dell’articolo 3 non può essere compreso appieno senza ricordare il contesto storico in cui la Costituzione è nata. La Resistenza italiana contro il nazifascismo (1943-1945) non fu solo una lotta armata, ma anche una battaglia per la dignità, la giustizia e la libertà. Molti partigiani, uomini e donne, lottarono e morirono per un’idea di Paese diverso: democratico, solidale, pluralista.
Questa esperienza ha profondamente ispirato i costituenti, che vollero scrivere una Carta che non fosse solo tecnica o giuridica, ma anche morale e ideale. L’articolo 3 rappresenta la continuità tra quella lotta e la costruzione di una società nuova: dove nessuno sia lasciato indietro, dove la libertà non sia privilegio di pochi ma diritto di tutti.
LA DEMOCRAZIA E' RESPONSABILITA' COLLETTIVA
l secondo comma dell’articolo 3 ci ricorda che la democrazia non è solo un fatto giuridico, ma un impegno collettivo. Ogni cittadino e ogni istituzione ha il dovere di contribuire a una società più giusta, dove le differenze non si traducano in disuguaglianze. Rimuovere gli ostacoli vuol dire costruire ogni giorno l’uguaglianza sostanziale, non come utopia, ma come progetto concreto e quotidiano. È un cammino lungo, iniziato con la Resistenza, proseguito con la Costituzione, e che deve continuare ancora oggi.
«O patria mia, vedo le mura e gli archi, / e le colonne e i simulacri e l’erme / torri degli avi nostri, / ma la gloria non vedo, / non vedo il lauro e il ferro onde eran carchi / i nostri padri antichi.»
La poesia di Leopardi "All'Italia" denuncia un male che è ancora attuale: l’indifferenza di fronte all’ingiustizia e alla decadenza morale e civile. Allo stesso modo, il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione italiana richiede un impegno attivo: la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli alla libertà e all’uguaglianza, ma ciò è possibile solo se anche i cittadini partecipano, lottano, si indignano, si impegnano.
Una società che, come quella descritta da Leopardi, rimane inerte e passiva, è una società che tradisce se stessa. L’indifferenza, allora, non è solo una debolezza, ma un grave ostacolo morale, tanto nel XIX secolo quanto oggi.
Leopardi vede le rovine della grandezza passata, ma non riconosce il coraggio, l'onore e l’impegno che avevano contraddistinto gli antichi. Oggi — denuncia — ci sono solo apatia e rassegnazione.
Ancora più duro è il finale della poesia, in cui Leopardi quasi maledice la nuova generazione:
«Non è questa la gente / cui promettea Giove il freno e l’empia / terra dover redimere? Questa è l’alma / che dei fatali / eventi è conscia?»
Qui, Leopardi esprime sgomento per il fatto che gli italiani non sembrano neanche consapevoli della loro condizione: è il ritratto di un popolo indifferente, rassegnato, privo di orgoglio e volontà di riscatto. Senza partecipazione e impegno civile, non può esistere una vera democrazia, l'INDIFFERENZA è NEMICA della LIBERTA'.
Piero Calamandrei, discorso sulla Costituzione, Milano, 26 gennaio 1955
“L’articolo 34 della Costituzione dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.
“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.”
Piero Calamandrei
Ringraziamenti:
Creato con immagini di Lalandrew - "Textured photo of the flag of Italy." • Sebastian Duda - "Law and justice concept, Brown wooden background, beautiful refl" • nerosu - "Miniature businessman with multiple obstacle walls" • Hyejin Kang - "Miniature people and pile of coins. Concepts about the lives of the rich and the poor." • aFotostock - "Homeless people poverty beggar man holding hands asking for money job and hoping help in helpless dirty city sitting on streets. Desperate Beggar in city concept." • Mikael - "Frecce Tricolori making the Italian flag with smoke."