Il giorno 27 novembre con il progetto “Finestre” abbiamo incontrato due operatori del servizio civile che fanno parte del Centro Astalli e abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare la testimonianza di un rifugiato. Ma facciamo un passo indietro, cos’è il Centro Astalli? Il Centro Astalli è l'associazione del JRS (Jesuit Refugee Service), ovvero il servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, nato nel 1981 con sede a Roma. I Gesuiti sono un ordine religioso della Chiesa Cattolica, fondato nel Cinquecento da Sant’Ignazio di Loyola. Si dedicano soprattutto all’aiuto delle persone in difficoltà, all’educazione e alla promozione della giustizia. Un Gesuita molto conosciuto è Papa Francesco, che con il suo esempio ha mostrato l’attenzione dell’ordine verso i più poveri e verso chi ha bisogno di sostegno. Chi sono i rifugiati? I rifugiati sono persone costrette a fuggire dal proprio Paese per salvarsi da guerre o persecuzioni. Il Centro Astalli, sin dalla sua fondazione grazie alla collaborazione di volontari e medici, aiuta i rifugiati a integrarsi nella società. La migrazione è un fenomeno che ha sempre caratterizzato l’uomo: anche gli italiani, in passato, si sono spostati verso l’America del Sud, spesso vivendo in condizioni difficili e subendo discriminazioni. Dal punto di vista legale, la Dichiarazione universale dei diritti umani stabilisce che i diritti fondamentali devono essere rispettati a livello internazionale. Quando un rifugiato arriva in un altro paese richiede asilo avviando un percorso di protezione e integrazione. Il Centro Astalli si occupa di aiutare i rifugiati erogando determinati servizi, come il servizio della mensa che si trova in via degli Astalli, infatti, il Centro Astalli ha preso il nome dalla via, e distribuisce più di trecento pasti al giorno, non soltanto per i rifugiati ma anche per persone che hanno difficoltà’ economiche ed hanno proprio bisogno di cibo. Gli altri servizi sono l’alloggio e il servizio legale, che è un servizio fondamentale, perché una persona se non ha documenti non può lavorare e non può neanche accedere a determinati servizi, per questo gli operatori del Centro Astalli aiutano i rifugiati accompagnandoli in un percorso giudiziario per richiedere la protezione internazionale. Quando un rifugiato lascia il proprio Paese deve documentare e provare la situazione di pericolo da cui è fuggito. Gli operatori del centro, insieme agli avvocati e ai tecnici legali, aiutano la loro situazione. Queste informazioni vengono poi presentate alla Commissione territoriale, l’organo del Ministero dell’Interno che valuta la richiesta di protezione, insieme ad altre figure laiche e rappresentanti dell’UNHCR. Il percorso di protezione internazionale non è automatico: lo Stato concede protezione solo dopo una valutazione accurata delle prove. Per questo, i centri di accoglienza, insieme ad avvocati e operatori legali, accompagnano i migranti passo dopo passo, aiutandoli a raccogliere documenti e testimonianze, a presentare la richiesta alla Commissione territoriale e, se necessario, a fare ricorso. Durante questo periodo, i centri offrono supporto temporaneo, come alloggio e corsi di lingua, con l’obiettivo di guidare i migranti verso autonomia e integrazione. La lingua e l’accesso al lavoro sono infatti strumenti fondamentali per inserirsi nella società. Il riconoscimento dello status di rifugiato si basa su motivi specifici: persecuzione religiosa, politica, appartenenza a un gruppo sociale o altre minacce fondate. La difficoltà maggiore è spesso dimostrare le prove, soprattutto per chi è fuggito in fretta, ma il supporto degli operatori legali e dei volontari è fondamentale per muoversi tra le procedure burocratiche I migranti si dividono principalmente in due categorie: volontari e forzati. I primi si spostano per motivi personali, come lavoro, studio o relazioni; mentre i migranti forzati, come i rifugiati, fuggono da guerre, persecuzioni o catastrofi, spesso mettendo a rischio la propria vita. Per capire meglio il lavoro del Centro Astalli e la vita dei rifugiati, abbiamo ascoltato la toccante testimonianza di Yunus Emre, che ci ha raccontato il suo viaggio e le difficoltà incontrate. Yunus è un rifugiato proveniente dalla Turchia, ha 29 anni e vive in Italia da ormai 3 anni. Yunus faceva parte di un associazione che aiutava la comunità. In Turchia ci fu un colpo di stato e venne accusata la sua associazione ingiustamente. Per ciò lui e i suoi amici vennero arrestati. A Yunus vennero dati 3 mesi di carcere, dopo averli scontati fu riaccusato e gli furono dati altri 6 anni di prigione e per questo Yunus è scappato dal suo paese illegalmente pagando tremila dollari. Dopo essere scappato dalla Turchia è andato in Olanda sperando che potesse rimanere lì, ma prima di scappare ha richiesto il diritto d'asilo in Italia quindi è dovuto venire nel nostro paese dove si sta ambientando grazie al Centro Astalli. Questo incontro è stato molto interessante e ci ha fatto riflettere sul fatto che non tutti siamo fortunati rispetto al luogo in cui siamo nati e che ci sono situazioni differenti rispetto a dove ci troviamo.
Eva e Lorenzo