30 maggio 2024
Di Lucrezia Marini
Negli anni sessanta in Europa scoppiò una contestazione giovanile che fu chiamata il Sessantotto proprio perché esplose in quell'anno. Era nata negli Stati Uniti, negli anni precedenti, a partire dalle grandi università dove i giovani si ribellavano alle famiglie che avevano già prestabilito il loro futuro.
Sull'onda della contestazione giovanile, il movimento femminista conosce una nuova stagione.
La contestazione giovanile
In America la contestazione ebbe un valore politico. Infatti, i giovani si ribellavano alla guerra in Vietnam che consideravano ingiusta e alle discriminazioni razziali che erano presenti negli Stati Uniti.
La musica rock contesta la guerra in Vietnam
La musica rock fu uno dei simboli della contestazione e nel 1969 si tenne il grandissimo concerto di Woodstock per dire 'No alla guerra del Vietnam”. Mezzo milione di persone si ritrovarono nella città di Bethel, nello stato di New York, per la fiera della musica e delle arti di Woodstock. Un “non stop di musica” che durò tre giorni segnando la storia.
Nel 1966 i Beatles espressero pubblicamente il loro dissenso alla guerra del Vietnam, iniziata undici anni prima, con una foto provocatoria: si fecero fotografare con in grembo teste di bambole, pezzi di carne che simboleggiavano le atrocità che erano state inflitte ai civili vietnamiti da parte dei soldati statunitensi Questa denuncia sociale proseguì con l'uscita del disco “Yesterday and today”, nel quale la foto che fece scandalo fu utilizzata come copertina.
.Anche la musica italiana si dimostrò contro la guerra e, nel ‘66, Gianni Morandi pubblica "C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones". Gianni Morandi è un esempio, non tanto come artista, ma come grande persona, si è battuto con coraggio per ideali di pace rischiando la sua carriera. “C’era un ragazzo” fu un grande scandalo a cui seguirono anche interrogazioni parlamentari. Il pubblico lo detestava, e nel 1971 durante l’evento del Cantagiro al Vigorelli di Milano lo fischiò e insultò costringendolo a lasciare il palco. Non ebbe paura di lottare per i propri ideali di giustizia e oggi è uno dei cantanti più amati della musica italiana.
L'Europa negli anni della contestazione
In Europa i giovani contestavano le autorità, volevano una società più giusta e parità tra uomini e donne.
Le proteste partivano dalla scuola che era ancora tradizionalista e favoriva chi proveniva da famiglie ricche.
In Francia, Germania e Italia la contestazione giovanile sì unii a quella dei lavoratori. Vennero occupate molte università e scuole superiori e ci furono grandi scioperi generali. Si pensava che potesse scoppiare una rivoluzione sociale, ma ciò non accadde perché vennero accolte molte richieste dei governi e furono introdotte anche leggi che miglioravano la condizione femminile.
In Italia e in Germania però da questo movimento nacquero anche dei gruppi terroristici estremisti, come le Brigate Rosse in Italia, che insanguinarono i rispettivi Paesi per decenni. Furono gli anni delle stragi che portano il nome di “periodo di piombo”. In Italia vi furono ben 145 attentati dinamitardi, solo nel 1969, molti altri ne seguirono nel corso degli anni.
La "primavera di Praga"
Anche in Cecoslovacchia ci fu una contestazione giovanile che chiedeva una società libera e democratica. Il leader del Partito Comunista cecoslovacco accolse parte delle loro richieste e cominciò una serie di riforme chiamata "primavera di Praga".
La Cecoslovacchia però era un Paese dell'Unione Sovietica e quindi l'URSS temette che altri Paesi potessero seguire l'esempio della Cecoslovacchia e decise di reprimere con i carri armati le manifestazioni a Praga.
Le ragazze del Sessantotto
Le scuole superiori e l'università cominciarono a essere accessibili anche alle persone dei ceti medio bassi e alle ragazze.
Gli studenti e le studentesse cercarono di cambiare il sistema scolastico e organizzarono contestazioni e manifestazioni alle università. Fin dall'inizio molte ragazze parteciparono attivamente, ma non avevano potere decisionali; infatti, c'era il famoso detto: "da angelo del focolare ad angelo del ciclostile" (sistema di stampa largamente utilizzato nel XX secolo,)
Le studentesse decisero così di riunirsi in collettivi femministi.
Prima del ‘68 le ragazze non erano libere di vestirsi come volevano. Alle università e nelle scuole dovevano indossare un grembiule nero altrimenti sarebbero state sospese, non potevano indossare i pantaloni né a scuola e neppure nella vita di tutti i giorni perché era considerato sconveniente.
Anche se alle donne era già stato concesso diritto di voto e quindi c'era un uguaglianza formale dei sessi, rimasero in vigore le discriminazioni in ambito sociale e familiare: lo scopo della vita della donna rimase il matrimonio.
Le ragazze non avevano piena libertà, potevano uscire di casa solo se accompagnate da un familiare, dovevano imparare a essere docili per trovare marito e, anche durante il fidanzamento, dovevano comportarsi in modo diverso dagli uomini, non erano mai lasciate sole. Le ragazze non sarebbero state sposate se avessero avuto la fama di ragazze facili e sarebbero rimaste Zitelle.
A metà degli anni ‘60 la stilista inglese Mary Quant inventò la minigonna e molte donne, anche in Italia, cominciarono a indossarla, questo provocò lo sdegno dei moralisti, i quali non sopportavano l'idea che una donna mettesse così tanto in mostra le gambe.
Nel ‘68 le donne si ribellarono a questa mentalità maschilista e patriarcale.
Questa ribellione creò i presupposti per la legge che concedeva la possibilità di divorzio e le modifiche del diritto di famiglia che stabilirono la parità tra i coniugi.